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Dumping contrattuale: a Ragusa è emergenza

CON “OCCHIO AL CONTRATTO”, LA CGIL METTE I LAVORATORI NELLE CONDIZIONI DI DIFENDERSI

di Peppe Roccuzzo
Segretario generale CGIL Ragusa

Il lavoro povero non è soltanto il risultato di salari bassi, ma spesso è la conseguenza di un sistema che aggira le regole della contrattazione collettiva, alimentando precarietà, concorrenza sleale e disuguaglianze. È questa la fotografia che emerge dal Report 2024 sul dumping contrattuale elaborato dalla CGIL di Ragusa, un’analisi che rappresenta uno dei primi studi sistematici realizzati a livello provinciale su un fenomeno destinato ad assumere sempre maggiore rilevanza nel dibattito nazionale.
I dati raccontano una realtà che impone una riflessione politica e istituzionale. Nel 2024, nella provincia di Ragusa, sono state registrate oltre 102 mila assunzioni riferite a circa 70 mila lavoratrici e lavoratori. Dietro questo dato apparentemente positivo si nasconde però un mercato del lavoro fortemente caratterizzato dalla precarietà: quasi otto assunzioni su dieci avvengono con contratti a tempo determinato, spesso rinnovati più volte nell’arco dello stesso anno, fino ad arrivare, nei casi più estremi, a decine di contratti sottoscritti dalla stessa persona in pochi mesi.
Ma il dato più preoccupante riguarda la qualità dei contratti applicati. Una quota significativa delle assunzioni risulta infatti riconducibile a contratti collettivi non sottoscritti dai sindacati comparativamente più rappresentativi, i cosiddetti “contratti pirata”, oppure a codici contrattuali CD e ND, che rendono difficile, se non impossibile, verificare quale contratto venga realmente applicato al lavoratore.
Si tratta di una distorsione che produce effetti concreti e pesanti. Secondo le elaborazioni della CGIL, un lavoratore assunto con un contratto pirata può perdere fino a 500 euro al mese rispetto a chi beneficia di un contratto collettivo regolarmente sottoscritto dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Su scala provinciale questo significa milioni di euro sottratti ogni anno alle retribuzioni, ai contributi previdenziali e al gettito fiscale, con conseguenze che non riguardano soltanto i singoli lavoratori ma l’intera economia del territorio.
Il dumping contrattuale, infatti, altera la concorrenza tra imprese, penalizzando quelle che rispettano le regole, favorisce il lavoro povero e compromette il futuro previdenziale di migliaia di persone. I settori maggiormente interessati sono il commercio, la ristorazione, il turismo, i servizi alle imprese e alcune realtà manifatturiere del territorio ibleo, con criticità particolarmente evidenti nell’area di Modica.
A rendere ancora più complesso il fenomeno è l’attuale sistema di comunicazione dei rapporti di lavoro. Oggi può accadere che un contratto venga indicato in un modo nella comunicazione obbligatoria al Centro per l’Impiego (Unilav), in un altro nella busta paga e in un terzo nei flussi trasmessi all’INPS, senza che il sistema sia in grado di rilevare automaticamente l’anomalia. Una situazione che evidenzia la necessità di rafforzare trasparenza e controlli attraverso una codificazione uniforme dei contratti collettivi e una piena interoperabilità tra le banche dati pubbliche.
Proprio per offrire una risposta concreta a questo problema, la CGIL iblea ha realizzato un progetto innovativo destinato a diventare un modello anche a livello nazionale: “Occhio al Contratto”.
Si tratta di una piattaforma digitale gratuita, accessibile attraverso il sito della CGIL Ragusa, che consente a ogni lavoratrice e lavoratore di verificare in pochi secondi se il contratto collettivo applicato rientra tra quelli sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative oppure se presenta elementi di criticità riconducibili ai cosiddetti contratti pirata.
Il funzionamento è estremamente semplice. È sufficiente inserire il codice del contratto riportato nella comunicazione Unilav per ottenere immediatamente una verifica. Uno strumento di facile utilizzo che restituisce ai lavoratori un diritto fondamentale: quello di conoscere il contratto con cui sono stati assunti e di comprendere se il proprio rapporto di lavoro garantisce le tutele previste dalla contrattazione collettiva autentica.
L’iniziativa, ideata interamente dalla CGIL di Ragusa, ha già ottenuto il riconoscimento della CGIL Sicilia e l’interesse della struttura nazionale, che ne sta valutando la possibile estensione ad altri territori. Un segnale importante che dimostra come anche da una realtà provinciale possano nascere strumenti capaci di incidere concretamente sulla tutela dei diritti.
Il lavoro svolto dalla CGIL ha trovato inoltre un importante riconoscimento istituzionale con l’audizione presso il CNEL, dove il Report ragusano è stato indicato come una delle esperienze più significative per comprendere il fenomeno del dumping contrattuale a livello territoriale. Nel corso dell’incontro è stata avanzata anche una proposta innovativa: integrare il Documento Unico di Regolarità Contributiva con l’indicazione del contratto collettivo applicato, realizzando un DURC “contributivo e contrattuale”, così da garantire che le imprese che partecipano agli appalti pubblici siano regolari non solo sotto il profilo contributivo, ma anche nel rispetto della contrattazione collettiva.
La vicenda del dumping contrattuale riguarda, dunque, la qualità dello sviluppo della nostra provincia. Difendere i contratti collettivi significa difendere la concorrenza leale tra imprese, salari dignitosi, diritti dei lavoratori e sostenibilità del sistema previdenziale. In questo contesto, strumenti come “Occhio al Contratto” rappresentano un esempio concreto di innovazione sociale: mettono la conoscenza nelle mani delle persone, rafforzano la consapevolezza dei propri diritti e contribuiscono a costruire un mercato del lavoro più trasparente, giusto e rispettoso della dignità di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore.

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