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Fermare l’esodo giovanile. Il ruolo decisivo dei Comuni e il caso Ragusa

di Federico Androne

Segretario Giovani Democratici Ragusa

Nonostante il caldo torrido sotto il solleone, nell’estate appena passata, non sono mancati in provincia incontri ed eventi politici dedicati alle politiche giovanili. A Vittoria, con l’appuntamento organizzato dai Giovani Democratici nazionali, e a Ragusa, con l’iniziativa di PattoXRestare (una rete con oltre 60 associazioni impegnate contro lo spopolamento), si è discusso della piaga dell’emigrazione giovanile: si calcola che in sette anni abbiano lasciato la Sicilia quasi 100.000 giovani tra i 18 e i 35 anni.

Così la nostra terra perde energie, talenti e la futura classe dirigente, ma soprattutto rinuncia alle famiglie e ai figli che avrebbero potuto nascere e vivere qui.

Questi incontri non si sono limitati alle lamentele e attraverso l’analisi dei dati, sono emerse proposte concrete. Io, però, vorrei puntare i riflettori su un attore spesso dimenticato: il Comune.

Ci si concentra sempre, ed è giusto, su soluzioni regionali o nazionali, ma quanto accaduto di recente a Ragusa in materia universitaria impone una riflessione: un Comune ha davvero gli strumenti per contrastare l’esodo giovanile? La risposta è sì.

Un Comune come quello di Ragusa, con le sue risorse amministrative ed economiche, non solo può, ma ha il dovere morale di mettere in atto strumenti efficaci per far restare i propri giovani.

In città si è esultato per l’arrivo del corso di laurea in Medicina, gestito dall’Università Kore di Enna, presentandolo come una grande opportunità per i giovani iblei. Tuttavia, una retta annua di 18.000 euro e un limite di appena 80 posti non rappresentano un reale incentivo a restare – nemmeno per chi può permettersi tali cifre e che, quindi, potrebbe preferire atenei di respiro differente.

Ben vengano l’iniziativa privata (che conferma il potenziale del territorio) e l’impegno dell’amministrazione per l’apertura di nuovi corsi, ma prima dei singoli contenuti, occorre costruire un contenitore solido. Prima u sicciu, poi a sterna.

Serve un centro universitario pubblico e multipolare: pubblico per abbattere ogni ostacolo economico al diritto allo studio, e multipolare per garantire a Ragusa la migliore e più varia offerta formativa.

Per trattenere i giovani servono politiche locali capaci di agire con coraggio e lungimiranza, investendo sul futuro della comunità anziché sulla convenienza della singola stagione politica. Immaginiamo i benefici per la nostra città e per tutto il Sud-Est siciliano se nascesse un’Università degli Iblei: centinaia di ragazzi potrebbero formarsi sul posto e trovare occupazione nelle aziende attratte dal nostro polo accademico.

Non è un’utopia, può diventare realtà.

Comunità Progressista n. 8 – Settembre/Ottobre 2026

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