Oggi il gruppo consiliare del Partito Democratico di Ragusa ha protocollato due proposte: il “Regolamento comunale per l’attivazione e la gestione dell’Identità Alias” e il “Registro Amministrativo dell’Identità Elettiva del Comune di Ragusa”.
A darne notizia sono il segretario dem Riccardo Schininà e il gruppo consiliare composto dal capogruppo Peppe Calabrese e dai consiglieri Giuseppe Podimani e Mario Chiavola.
“Chiediamo al Comune di Ragusa di compiere finalmente un passo concreto sul terreno dei diritti, dell’inclusione e del rispetto della dignità delle persone”, dichiarano gli esponenti del PD. “Non si tratta di provvedimenti ideologici, ma di strumenti amministrativi seri, pensati per evitare situazioni di disagio, discriminazione o esposizione indebita per le persone trans e non binarie”.
Il PD ricorda che il Consiglio comunale si era già espresso sul tema nell’ottobre del 2024, approvando all’unanimità una mozione presentata dai consiglieri dem e poi sottoscritta da tutti i capigruppo. Quella mozione impegnava sindaco e Giunta ad attivare strumenti in questa direzione, ma da allora sono trascorsi circa venti mesi senza seguito.
“Dopo quasi due anni di attesa, il fermo non è più giustificabile”, dicono ancora il segretario e i consiglieri del PD. “Esisteva una volontà politica chiara ed esistono riferimenti normativi e contrattuali che indicano la necessità di disciplinare l’Identità Alias nei rapporti interni all’Ente. Eppure l’Amministrazione è rimasta ferma. Dietro il richiamo alla burocrazia temiamo possa esserci una mancanza di volontà politica”.
A darne notizia sono il segretario dem Riccardo Schininà e il gruppo consiliare composto dal capogruppo Peppe Calabrese e dai consiglieri Giuseppe Podimani e Mario Chiavola.
“Chiediamo al Comune di Ragusa di compiere finalmente un passo concreto sul terreno dei diritti, dell’inclusione e del rispetto della dignità delle persone”, dichiarano gli esponenti del PD. “Non si tratta di provvedimenti ideologici, ma di strumenti amministrativi seri, pensati per evitare situazioni di disagio, discriminazione o esposizione indebita per le persone trans e non binarie”.
Il PD ricorda che il Consiglio comunale si era già espresso sul tema nell’ottobre del 2024, approvando all’unanimità una mozione presentata dai consiglieri dem e poi sottoscritta da tutti i capigruppo. Quella mozione impegnava sindaco e Giunta ad attivare strumenti in questa direzione, ma da allora sono trascorsi circa venti mesi senza seguito.
“Dopo quasi due anni di attesa, il fermo non è più giustificabile”, dicono ancora il segretario e i consiglieri del PD. “Esisteva una volontà politica chiara ed esistono riferimenti normativi e contrattuali che indicano la necessità di disciplinare l’Identità Alias nei rapporti interni all’Ente. Eppure l’Amministrazione è rimasta ferma. Dietro il richiamo alla burocrazia temiamo possa esserci una mancanza di volontà politica”.
La prima proposta riguarda l’Identità Alias per il personale del Comune e per le figure assimilabili che svolgono attività continuativa nell’Ente. Consentirebbe l’utilizzo di un nome alias nei soli rapporti interni: badge, e-mail, rubriche, targhette, piattaforme e comunicazioni organizzative. Resterebbero esclusi gli atti aventi rilevanza esterna, giuridica, fiscale, previdenziale o amministrativa ufficiale.
La seconda proposta prevede il Registro Amministrativo dell’Identità Elettiva, rivolto a cittadini, residenti, domiciliati, utenti dei servizi comunali e persone iscritte presso istituti scolastici del territorio. Il nome elettivo potrebbe essere usato solo nei servizi comunali privi di valore certificativo o anagrafico: tessere bibliotecarie, pass comunali, servizi culturali, ricreativi e sportivi, piattaforme informative.
“Il senso è molto concreto”, spiegano dal PD. “Le persone trans e gender diverse possono intraprendere, oppure scegliere di non intraprendere, il lungo percorso per la rettifica anagrafica dei documenti ufficiali. Nel frattempo non possono essere costrette a vivere ogni rapporto con l’Ente o ogni servizio come un momento di esposizione forzata della propria storia personale”.
Le proposte sono costruite con attenzione alla privacy e alla distinzione tra ambiti interni o amministrativi e atti ufficiali. Non viene modificato lo stato civile, non vengono toccati i registri anagrafici, non si interviene sui documenti aventi valore legale. Si chiede solo che, dove il Comune può farlo, venga riconosciuto il diritto delle persone a non essere esposte a situazioni mortificanti o discriminatorie.
“Ragusa deve decidere se limitarsi alle dichiarazioni di principio o se tradurle in atti concreti”, aggiungono. “La comunità LGBTQIA+ ragusana ha più volte sollecitato attenzione su questi temi, anche in occasione del Ragusa Pride. Concedere un patrocinio e poi non essere conseguenti rischia di trasformare l’inclusione in una formula di circostanza”.
“Ci auguriamo che su queste proposte possa svilupparsi un confronto serio e libero da strumentalizzazioni”, concludono Schininà e il gruppo consiliare. “Parliamo di persone, di rispetto e di dignità. Il Comune usi fino in fondo gli strumenti amministrativi di cui dispone”.
È possibile visionare i due documenti ai seguenti link:

