UN’ALLEANZA INTORNO AI BISOGNI DEI CITTADINI
di Giorgio Massari
Fondatore Ragusa Prossima

“Che cos’è una città?”, si domandava il tribuno Sicinio nel Coriolanus di Shakespeare, e rispondeva: “una città non è altro che il suo popolo”.
Una città è il palcoscenico dove si svolge il dramma delle interazioni umane, lo spazio narrativo ed esperienziale dove sperimentare nuovi modelli relazionali e stili di vita (M. Carta 2026). Oggi più che mai, la città è il luogo della democrazia, non solo perché demos richiama popolo, ma perché, secondo la definizione di Raimon Panikkar, demos significa territorio.
La forza della democrazia sta nel territorio e l’anima della democrazia è la prossimità, cioè il riconoscersi reciprocamente come cittadini, liberi, uguali nella dignità, bisognosi gli uni degli altri. Se vogliamo mettere sul campo idee progressiste, allora dobbiamo mettere al centro il tema della democrazia e avere il coraggio di andare al cuore della democrazia, che non è un tema riservato ai politologi, ma centrale per la vita delle persone.
Andare al cuore della democrazia significa allora cambiare lo sguardo della politica partendo dalla città. Questo è il progetto di Ragusa Prossima. Il Censis, nel rapporto 2022, descriveva il nostro Paese come “L’ITALIA SENZA”: una politica senza cittadini, una scuola senza studenti, una sanità senza medici ed infermieri, famiglie senza figli, una chiesa senza fedeli. Mai come in questo periodo prevale un’immagine dimissionaria e sfiduciata degli italiani, sempre meno interessati alla politica e ai suoi rituali. Si parla di arretramento delle democrazie e di terza ondata di autocratizzazione, cioè di indebolimento dei pilastri fondamentali della democrazia liberale: limitazioni degli organismi di controllo delle leggi e dei governi, elezioni condizionate (vedi la proposta di legge elettorale del centrodestra), riduzione della libertà dei media e dell’autorganizzazione della società civile.
Non siamo di fronte a una crisi congiunturale: in discussione vi è il tipo di società in cui vogliamo vivere, il valore che attribuiamo alla dignità umana, alla libertà, al diritto, alla pace. Accanto a nuovi potenziali nemici della democrazia (il rapporto con le tecnologie, la nuova logica del dominio basata sul potere computazionale) esistono le promesse non mantenute della democrazia: l’uguaglianza formale che non riduce le disuguaglianze sostanziali. Il 50% più povero della popolazione italiana detiene oggi meno dell’8% della ricchezza netta, mentre il 5% delle famiglie italiane detiene il 46% della ricchezza complessiva. La diseguaglianza tra le persone viene replicata da quella tra i territori. Oggi il tasso di reputazione dei partiti è del 4%, immagine desolante di una democrazia senza popolo con il rischio di diventare un popolo senza democrazia.
Dobbiamo prendere atto, come scrive Peter Mair, che “Il tempo della democrazia dei partiti è in crisi. Sebbene i partiti continuino ad essere attori della vita democratica, non sembrano più capaci di portare avanti il progetto democratico nella forma attuale”. Il civismo è contro i partiti? Rispondo subito di no, al contrario può essere uno stimolo perché i partiti nazionali possano tornare ad essere gli attori che, seguendo la Costituzione, determinano il governo nazionale. Il civismo è stato uno strumento per iniettare innovazione nei partiti vorrei ricordare Pisapia e Umberto Ambrosoli a Milano negli anni Novanta , e lo è stato perché ha creato gli spazi di libertà non condizionata dalla replica in sede locale di parole d’ordine nazionali.
Il civismo apre nuove vie per uno sviluppo più umano e felice. Il civismo di Ragusa Prossima crea distinzioni ma non polarizzazioni, custodisce l’esperienza del lavoro fatto in Consiglio e in Amministrazione e vuole valorizzare il meglio ed il bene che si è fatto in città; nani sulle spalle dei giganti, consapevoli che le infrastrutture sono importanti, ma che è ancora più importante che esse abbiano un’anima e aiutino la città a pensarsi come una comunità di destino.
La cultura della Restanza, il paradigma della Rurbanizzazione, lo sviluppo orientato dalla Cultura rappresentano una visione ed un vero e nuovo modello di sviluppo che, valorizzando le risorse locali, fa intravedere che una Ragusa altra è possibile. Senza arroganza e senza pretesa di voler dire l’ultima parola, vorremo essere capaci di “dischiudere le porte del vero senza spalancarle, dire la verità ma non proclamarla”, come scrive il grande poeta palestinese Mahmoud Darwish.

