di Vito Piruzza
Le elezioni in Sassonia hanno solo confermato un trend che in tutta l’Europa si sta consolidando con percentuali più o meno significative, ma in modo abbastanza uniforme.
Da noi la continua ascesa (per adesso nei sondaggi) di Futuro Nazionale continua a sbilanciare verso destra il baricentro politico nazionale.
Stavolta dal punto di vista politico la cosa che più impone una riflessione è la trasparenza con cui queste formazioni si presentano agli elettori senza mimetizzare una scala di valori che è in aperto e clamoroso contrasto con tutti i principi che finora hanno retto la convivenza delle nostre comunità, al punto da far presagire che si stia mettendo in discussione la sostanza stessa del valore della democrazia.
Per ridare smalto al valore della democrazia ai cittadini deve essere evidente che il suo fine ultimo debba essere il bene comune, l’affermazione di una visione di società di liberi e uguali, non il carrierismo politico, non la soddisfazione delle ambizioni personali, non la competizione interna alle coalizioni per contare un po’ di più, come spesso appare essere la finalità della competizione elettorale.
Credo che, come me, la stragrande maggioranza dei cittadini ancora intrisi dei valori costituzionali vivano con disagio questa presa di coscienza.
La reazione non può e non deve essere demandata solamente al livello nazionale, la democrazia come valore si vive dal basso a tutti i livelli istituzionali, e infatti sento ancor più forte di prima l’appello generalizzato a costruire un’alternativa alla destra credibile e competitiva a tutti i livelli.
A noi compete intanto testimoniare tutto ciò in ambito locale, e l’iniziativa di “Comunità Progressista” dello scorso 24 luglio è stata solo il primo passo di un percorso lungo e difficile che però non deve scoraggiarci.
Abbiamo i capelli grigi e la nostra esperienza ci dice che i buoni propositi e le migliori intenzioni verranno messi a dura prova dalle tante insidie che lastricano la strada che ci porterà alle elezioni amministrative.
Intanto il primo passo deve essere quello di liberarci dai tanti reciproci pregiudizi che si sono stratificati in oltre vent’anni di guerra di trincea interna che ci ha visto, come centrosinistra, logorarci in una reciproca interdizione che ha sempre e solo favorito la destra, la quale a volte in modo esplicito, a volte mimetizzata di civismo, ha sempre avuto buon gioco a surclassarci elettoralmente.
E, a ben vedere, è abbastanza logico che le divisioni demotivino il popolo progressista, che sappiamo tutti essere solito in gran parte esprimere un voto di opinione non incanalato nei partiti e poco incline a seguire le avventure solitarie.
Rappresenta senza dubbio un contributo concreto ad agevolare il percorso la decisione del PD di non offrire proprie candidature che potrebbero essere percepite come una ipoteca sul già difficile processo di sintesi.
Intendiamoci, in una coalizione ampia e articolata è naturale che ciascuno pensi che la propria proposta sia la più idonea prima a raccogliere il consenso dei nostri concittadini e successivamente ad amministrare la città, ma purtroppo la strada stretta della vittoria passa attraverso una sintesi complessa tra punti di vista vicini ma non coincidenti, e soprattutto passa dal selezionare una leadership condivisa tra le tante potenziali personalità che, per fortuna, il fronte progressista può offrire come proposta credibile al corpo elettorale.
Questo rende quasi fisiologico che sorgano autocandidature, anche con piglio ultimativo, che però non costituiscono di per sé un problema se la convinta determinazione alla vittoria della coalizione riesce ad accettarle come proposta da porre a confronto con le altre che certamente verranno.
Il problema sta tutto nella capacità della coalizione di tenere il punto, reputo infatti abbastanza improbabile che una eventuale fuga in avanti si trasformi in una corsa solitaria ad effettuare l’ennesima battaglia velleitaria di testimonianza che, come abbiamo sperimentato fin troppe volte, si risolva in una débâcle.
Una riflessione in questo senso va fatta invece sul metodo tramite il quale pervenire ad una sintesi tra le varie proposte; senza dubbio è di gran lunga preferibile addivenire ad una sintesi all’interno del tavolo della coalizione, ma qualunque altro metodo, pur presentando ciascuno sempre dei punti deboli, è comunque utile a patto che sia condiviso da tutta la coalizione.
Comunità Progressista n. 8 – Settembre/Ottobre 2026

