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Le officine del programma – Speciale Costruire l’Alternativa

UNA COMUNITÀ POLITICA CON UNA VISIONE CONDIVISA DELLA CITTÀ

di Gianni Battaglia
Responsabile organizzazione nazionale Sinistra Futura

C’è una domanda che attraversa da tempo il campo progressista e che puntualmente riemerge dopo ogni sconfitta elettorale: da dove ricominciare?
La risposta più frequente riguarda leadership, alleanze, primarie ed equilibri interni. Un dibattito legittimo, ma che rischia di lasciare in secondo piano la questione decisiva: quale progetto per la città vogliamo costruire insieme?
La crisi del centrosinistra non è solo organizzativa o elettorale. È soprattutto una crisi di rapporto con la società e con il territorio. Molte persone continuano a riconoscersi nei valori della giustizia sociale, della solidarietà, del lavoro, dei diritti e della tutela dell’ambiente, della necessità di un serio progetto di “rigenerazione urbana”, ma non sempre trovano una rappresentanza politica capace di tradurre questi valori in scelte concrete.
Il rischio è evidente: una distanza crescente tra politica e comunità.
Per troppo tempo si è pensato che fosse sufficiente costruire coalizioni più o meno ampie o definire assetti di governo. Ma un’alleanza politica solida non nasce dalla sola sommatoria di sigle: nasce dalla condivisione di una visione e di una responsabilità comune verso la città.
Anche Ragusa può essere uno spazio decisivo per sperimentare un metodo diverso.
Non servono tavoli chiusi o percorsi ristretti ai soli gruppi dirigenti. Servono invece luoghi aperti di confronto, nei quali forze politiche, associazioni, mondo del lavoro, scuola e cittadinanza attiva possano contribuire alla costruzione di una visione condivisa della città.
La politica, oggi più che mai, deve tornare ad ascoltare il territorio prima di definire le soluzioni. Perché il patrimonio più importante non risiede nelle sedi politiche, ma nella vita quotidiana delle persone: nel volontariato, nelle scuole, nelle professioni, nei sindacati, nelle reti civiche e associative. “Coalizione e comunità affettiva allo stesso tempo”, generosa e pronta a prendersi carico e cura della città e a battersi con una nuova spinta etica.
Per questo immagino delle vere e proprie officine del programma: non semplici incontri consultivi, ma percorsi strutturati di elaborazione condivisa, capaci di coinvolgere la nostra gente, quella vera, le ragazze e i ragazzi che si sono presentati alle urne con idee chiare, nei quali le priorità per la città non vengano definite dall’alto, ma costruite insieme. Luoghi in cui far confluire la discussione sommando idee, biografie e provenienze.
Un programma condiviso nasce solo dall’ascolto reale dei bisogni, delle esperienze e delle competenze diffuse nei territori.
In questa direzione, anche la recente partecipazione ai referendum e alle iniziative per la pace e contro le guerre ha mostrato che esiste ancora una domanda forte di impegno civile. Le cosiddette passioni elementari del popolo, come le definiva Gramsci, non si sono spente: chiedono solo di essere comprese e di trovare canali politici adeguati e un terreno comune per culture politiche diverse chiamate a collaborare senza annullarsi.
La pluralità, infatti, non è un problema da risolvere, ma una risorsa da mettere a valore, purché nessuna componente rivendichi la “proprietà” del progetto politico.
Il punto decisivo resta questo: non si costruisce una buona alleanza partendo dai nomi o dagli schieramenti, ma dalla qualità della proposta per la città.
Prima di scegliere chi dovrà guidare le coalizioni per il governo della città, dovremmo avere il coraggio di costruire la comunità politica e programmatica che quella leadership sarà chiamata a rappresentare.
A Ragusa questo percorso è possibile perché esiste già un tessuto civico ricco e diffuso: associazioni, consulte, scuole, volontariato, mondo della cultura, delle professioni, del lavoro e delle imprese, giovani, cittadine e cittadini attivi che ogni giorno costruiscono relazioni prima ancora che appartenenze.
È da qui che bisogna ripartire: non da assetti già definiti, ma da un lavoro comune di costruzione del progetto.
Perché le trasformazioni più profonde iniziano quando una comunità smette di chiedersi chi dovrà guidarla e comincia a costruire un “carisma diffuso” ben oltre i recinti dei singoli partiti, indicando dove vuole andare. Solo così può nascere un’alternativa progressista capace non solo di governare, ma di ricostruire fiducia tra politica e cittadini. Un viaggio entusiasmante se fatto tutti insieme.

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