di Peppe Calabrese
Capogruppo PD al Consiglio comunale di Ragusa
Capo Segreteria regionale PD
Quando alcune settimane fa sono stato invitato a partecipare alla prima riunione del Comitato spontaneo dei cittadini di Punta di Mola, era già evidente che ci trovavamo davanti a una parte di Marina di Ragusa che da troppo tempo chiedeva maggiore attenzione. Gli incontri e i sopralluoghi successivi hanno però mostrato qualcosa di più: Punta di Mola non pone soltanto un problema di decoro o di servizi, ma una questione di sicurezza e di programmazione. In definitiva, parliamo del modo in cui immaginiamo lo sviluppo di Marina.
Oggi, la prima emergenza è l’erosione. Il mare ha progressivamente sottratto spiaggia e aggredito la costa fino ad arrivare a ridosso della pista ciclabile e della strada. Non possiamo aspettare che accada qualcosa di irreparabile per intervenire.
Per questo considero importante che la mobilitazione dei cittadini abbia già prodotto un primo risultato. Nell’incontro con il sindaco e gli assessori abbiamo appreso che, nonostante i quasi nove anni di amministrazione Cassì, non esiste un progetto esecutivo per affrontare l’erosione e che l’Amministrazione, solo ora – dopo le riunioni del Comitato – si sta attivando per individuare un tecnico. È un passo avanti, ma è anche la dimostrazione di un limite che chi amministra la città dovrebbe avere il coraggio di riconoscere: troppo spesso si arriva ad occuparsi dei problemi quando questi sono già diventati emergenze.
Adesso bisogna recuperare il tempo perduto. Comune e Regione devono lavorare insieme e la questione non può avere colore politico. Per questo abbiamo coinvolto il nostro parlamentare regionale, Nello Dipasquale, che si è assunto l’impegno di verificare a Palermo quali interventi siano stati programmati e quali strumenti possano essere utilizzati per reperire le risorse necessarie.
Tuttavia, una volta messa in sicurezza la costa, dobbiamo chiederci quale futuro immaginiamo per Punta di Mola nei prossimi anni. Secondo me non potrà che essere una parte di Marina di Ragusa perfettamente integrata al resto e non una periferia.
Dal Molo di Ponente del porto fino a Punta di Mola serve un progetto complessivo. Significa recuperare e rendere più fruibile la scogliera, migliorarne il decoro e l’accessibilità, garantire la sicurezza della balneazione, prevedere servizi adeguati e verificare la possibilità di estendere anche a questo tratto i requisiti e i riconoscimenti di cui beneficia il resto di Marina. Penso, naturalmente, alla Bandiera Blu.
C’è poi la questione della spiaggia. Abbiamo chiesto al Comune di verificare con precisione il confine tra il demanio marittimo e la proprietà privata e, contemporaneamente, di aprire un’interlocuzione con il proprietario per acquisire una porzione dell’area e restituirla alla fruizione collettiva. Se un accordo sarà possibile, tanto meglio. Ma abbiamo anche chiesto di non perdere tempo e di verificare parallelamente gli strumenti amministrativi disponibili se fosse procedere all’esproprio.
Una soluzione che è sul tavolo perché l’Amministrazione non è stata in grado di fornire tempi certi sulla concertazione. È una cosa che mi preoccupa, perché senza una scadenza anche le migliori intenzioni rischiano di rimanere tali. Dobbiamo darci un obiettivo concreto: arrivare al 2027 con una porzione maggiore di spiaggia effettivamente a disposizione dei cittadini.
In queste settimane, però, Punta di Mola ci ha ricordato anche qualcosa di importante sulla politica.
Un gruppo di cittadini si è organizzato, ha posto problemi concreti, ha chiesto risposte e ha costretto tutti noi a confrontarci con una situazione che non poteva più essere ignorata.
Credo che la politica debba stare esattamente lì: non sopra queste esperienze, ma accanto a esse, mettendo gli strumenti della rappresentanza istituzionale al servizio delle comunità che si organizzano.
È quello che sto cercando di fare nel duplice ruolo di portavoce del Comitato e di capogruppo del PD al Consiglio comunale.
Punta di Mola non chiede privilegi, ma cura. Perché Marina di Ragusa non può essere divisa in una parte di serie A e una di serie B. Marina è una sola. E come una sola comunità deve essere pensata, programmata e governata.
Comunità Progressista n. 8 – Settembre/Ottobre 2026

