di Riccardo Schininà
Segretario Circolo PD Ragusa
È stata una calda estate. Abbiamo seguito sui giornali le faticose giravolte di una maggioranza di governo sempre più a pezzi, e per questo sempre più determinata a cucirsi addosso nuove regole elettorali palesemente incostituzionali. Abbiamo seguito, da vicino e in prima linea, le vicende della politica nostrana, regionale e cittadina, alle quali sono dedicati diversi contributi di questo numero di “Comunità Progressista”.
Qui voglio soffermarmi su un episodio della politica locale che mi sembra rappresentare bene l’attuale momento storico, e cioè l’iter di approvazione del project financing per il parcheggio di Ibla. Quanto è successo lo scorso agosto in Consiglio comunale a mio avviso solleva una questione politica che va oltre il merito dello specifico intervento: il ruolo che l’amministrazione ragusana riconosce al Consiglio e, più in generale, agli strumenti della rappresentanza democratica.
Si tratta di un progetto per un’infrastruttura attesa da oltre venticinque anni, la cui gestione impegnerà il Comune per i prossimi trentadue, interessando anche una quota di stalli a pagamento a Ibla e altri tre parcheggi a Ragusa superiore. Un progetto complesso che, per l’impatto e la durata destinati ad avere, necessitava con tutta evidenza di approfondimento da parte di chi era chiamato ad approvarlo. Invece, dopo oltre otto anni di governo della città durante i quali non era stato fatto alcun progresso, improvvisamente, a ridosso di Ferragosto, l’amministrazione Cassì lo porta in Aula blindato e con tempi contingentati, del tutto insufficienti a studiare la documentazione e votare con cognizione di causa. Di fronte alle legittime proteste dei consiglieri di minoranza, PD in testa, e alla richiesta di un rinvio di due settimane, il sindaco Cassì si è appellato alla “maturità democratica”, concetto che in altra sede meriterebbe un approfondimento. Alla fine è stato ottenuto il rinvio al 31 agosto, quando il provvedimento è stato approvato anche con i voti del PD e di altre forze del centrosinistra, ma se non fosse stato per la determinata, e lodevole, battaglia condotta dalle opposizioni, e per la diversa interpretazione che abbiamo dato di quel concetto, il progetto sarebbe passato a scatola chiusa.
Non è la prima volta che accade, e almeno un precedente va citato. Sempre in agosto, due anni fa, abbiamo assistito a un tentativo analogo con il partenariato pubblico-privato per il Castello di Donnafugata. Anche in quel caso un provvedimento particolarmente rilevante venne portato all’attenzione del Consiglio comunale con tempi estremamente compressi. L’esito fallimentare della vicenda è noto, e sulle pagine di questo giornale ne abbiamo scritto in maniera approfondita. Un precedente imbarazzante che avrebbe dovuto suggerire prudenza nell’affrontare operazioni complesse – e in quel caso controverse – destinate a incidere per molti anni sul patrimonio pubblico e sulle economie cittadine.
E così ci ritroviamo a dover denunciare, ancora una volta, la postura antidemocratica del sindaco e della sua giunta, che si manifesta attraverso la progressiva svalutazione delle funzioni del Consiglio comunale, troppo spesso considerato come il luogo nel quale una maggioranza numericamente (quasi) autosufficiente si limita alla ratifica di scelte già definite dall’amministrazione.
Mortificare il ruolo del Consiglio equivale a mortificare la volontà degli elettori e delle elettrici. I rappresentanti eletti hanno il diritto/dovere di conoscere approfonditamente gli atti, formulare proposte, presentare emendamenti e, quando necessario, utilizzare gli strumenti regolamentari per impedire che decisioni particolarmente importanti vengano assunte senza un confronto adeguato. Comprimere queste prerogative significa comprimere la democrazia.
Preoccupa, inoltre, che questo atteggiamento venga accompagnato dal tentativo di delegittimare chi esercita correttamente le proprie funzioni. Nel caso del parcheggio di Ibla si è provato a rappresentare la richiesta di rinvio come la volontà di non lavorare in agosto o di bloccare un’opera attesa da venticinque anni, una ricostruzione nettamente smentita dai fatti, oltre che offensiva. Chiedere due settimane per approfondire un partenariato della durata di trentadue anni non ha significato bloccare il provvedimento, quanto, invece, esercitare responsabilmente il mandato ricevuto dagli elettori.
Quello che avviene a Ragusa è un’eco del contesto politico più ampio. Anche a livello nazionale assistiamo alla progressiva compressione del ruolo del Parlamento e alla tendenza del Governo a considerare il confronto parlamentare come un intralcio. Lo dimostrano il contorto iter della legge elettorale, lo ha dimostrato nel modo più chiaro la legge Nordio sulla magistratura. E non è casuale che la medesima cultura politica trovi espressione anche nella nostra città, dove a governare abbiamo un sindaco ex civico oggi pienamente integrato in Forza Italia.
È una torsione autoritaria che va contrastata a partire dalle istituzioni locali e dalle regole che ne disciplinano il funzionamento. Anche a livello comunale, il rispetto delle prerogative degli organi rappresentativi costituisce la condizione essenziale per il corretto svolgersi dei processi democratici. E anche dalla base della piramide, cioè dai territori, ogni sforzo mirato a puntellarli è un atto di resistenza necessario contro il progetto di smantellamento della democrazia portato avanti dalle destre.
Comunità Progressista n. 8 – Settembre/Ottobre 2026

