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Ragusa Pride: la nostra opposizione a passo di danza

LA GIOIA COME LINGUAGGIO DELLA LOTTA PER I DIRITTI

di Saro Brugaletta
Presidente onorario Arcigay Ragusa

Per il quinto anno consecutivo anche in provincia di Ragusa si è svolta la parata del Pride. Sabato pomeriggio 11 luglio, per un tragitto relativamente breve (il lungomare di Marina di Ragusa), diverse centinaia di persone si sono mosse insieme con bandiere, striscioni e cartelloni accompagnati dalla musica di una banda di percussioni e dai successi musicali che un dj trasmetteva dal carro in testa al corteo.
Una strana manifestazione colorata e danzante, con diverse fermate lungo il tragitto per ascoltare interventi che approfondivano il senso e la natura del Pride, e che è terminata in piazza Torre con ulteriori interventi e con la festa finale.
I Pride sono nati più di cinquant’anni fa come memoria di una rivolta iniziata in un bar di New York e che vide per la prima volta le persone omosessuali e trans opporsi con successo alle angherie della polizia che aveva sgomberato il locale senza nessun motivo se non per la tipologia dei clienti. Dall’anno successivo, prima solo in varie città degli Stati Uniti, poi lentamente in tutto il mondo, si celebra questa giornata come l’inizio del movimento di liberazione delle comunità Lesbiche Gay Bisessuali Trans Queer Intersessuali Alleate ed altre. Dalle iniziali è nata la sigla LGBTQIA+, e da sempre è stata una parata di celebrazioni dell’orgoglio delle proprie scelte e di rivendicazione di diritti uguali per tutti e tutte. Ovviamente non in tutti i Paesi è possibile. Solo dove c’è un governo e una costituzione democratica le manifestazioni sono ammesse. In alcuni Stati fortemente limitate, in altri represse con arresti e carcerazioni. Quindi dove è possibile, con questa “macchina” costruita nel tempo per rendersi visibili, si cerca di esserci per chi non può, per chi non può più perché cancellato dalla violenza e per chi non può ancora per la paura.
Paura che ogni anno viene alimentata dal fatto che, non appena viene pubblicata la notizia del Pride, inizia una campagna d’odio e d’ignoranza da parte di persone, ma spesso anche di gruppi organizzati, che ripetono online le solite offese nate dal pregiudizio. Infatti, quando sono persone fisiche e si guardano i loro profili social, pressoché nessuno ha mai visto un Pride (età medio-alta, vivono in paesini di provincia, istruzione medio-bassa). L’accusa principale è di partecipare ad una carnevalata! Nessuno di questi accusatori scrive una cosa simile non solo riguardo alle ignobili adunate di nostalgici in camicie nere e spille a croci uncinate, o a ciò che si vede alle sagre delle camicie verdi con cappello a corna celtiche. Meno che meno oserebbero per le processioni dove i simulacri vengono accolti con lanci di coriandoli e stelle filanti e adulti vanno in giro con lunghe gonne nere talvolta per il compito ricoperto, altri perché assimilati. Queste sono pratiche accettate perché considerate integrate alla società. Mentre impressiona vedere gente che balla in strada, e non in una struttura preposta a ciò come le discoteche, persone che rivendicano e difendono la propria identità, liberandosi da quello che a loro verrebbe richiesto per essere riconosciute come conformi. E infatti ai Pride partecipano dappertutto anche persone con disabilità perché sanno che quello spazio è anche loro. Le persone sorde o persone in carrozzina sanno che non sono emarginate e anzi sono le benvenute, perché tutto quello che questo tipo di società in cui viviamo intende mettere ai margini per la comunità LGBTQIA+ risulta essere al centro per rispetto e cura.
Quando si insiste sulla paura del diverso richiamandosi ai valori tradizionali si cerca di convincere che nulla può essere diverso da come è stato e come è. Che ci si sbaglia a porsi e a porre domande. Che bastano i diritti che si hanno (guidare e poter accedere al servizio sanitario). Il giurista e costituzionalista Gustavo Zagrebelsky ha espresso parole di forte sostegno per il Pride durante un intervento televisivo elogiando la massiccia partecipazione e definendo l’evento un autentico spettacolo di democrazia e libertà, caratterizzato da creatività e gioia, che i media avrebbero dovuto raccontare con molta più attenzione.
E che il Pride si sia svolto anche nella nostra provincia sta a significare che è possibile fare opposizione anche a passo di danza e coperti da brillantini. La parata dei diritti non si ferma e già si sta preparando il percorso politico, sociale e culturale per i prossimi mesi e per il prossimo anno.

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