TRA IDENTITÀ DEI LUOGHI, MODELLI DI SVILUPPO E RAPPORTO PUBBLICO-PRIVATO
di Riccardo Schininà
Segretario Circolo PD Ragusa
La campagna sulle spiagge libere promossa dal Partito Democratico di Ragusa non è una polemica passeggera che occupa il tempo di un’estate. Non è nemmeno una questione contingente e limitata ad alcuni metri quadrati di arenile o al rilascio di singole concessioni. In gioco c’è un modello complessivo di sviluppo del territorio, un’idea precisa di città e di rapporto tra interesse pubblico e interessi privati.
Lo scorso 28 marzo il nostro gruppo consiliare ha presentato una proposta di regolamento finalizzata a garantire l’equilibrio tra spiagge libere e stabilimenti privati, introducendo criteri chiari e uniformi per il rilascio dei nullaosta di competenza del Comune. Una proposta costruita per impedire che, nelle more dell’approvazione regionale del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM), venissero messe in atto scelte che, in contrasto con le previsioni del Piano stesso adottato dal Consiglio comunale nel 2022, potessero progressivamente modificare l’identità del nostro litorale e ridurre le spiagge accessibili a tutti.
Quella proposta è stata bocciata in aula il 4 maggio; al suo posto, la maggioranza di centrodestra che sostiene l’attuale governo cittadino ha approvato l’atto di indirizzo redatto dagli uffici comunali. Una scelta politica che riteniamo sbagliata, non solo perché il suo effetto immediato è quello di aumentare di oltre 1300 metri quadrati la superficie di spiagge privatizzabile rispetto a quella stabilita dal PUDM, ma soprattutto perché non affronta il nodo centrale della questione: la progressiva trasformazione di Marina di Ragusa in una località sempre più costosa e sempre meno accessibile.
Eppure, nonostante l’esito del voto in aula, riteniamo che la nostra campagna abbia prodotto risultati significativi. Abbiamo rimesso al centro del dibattito pubblico un tema importante, abbiamo raccolto il consenso di tanti cittadini e cittadine, residenti e non, che condividono la preoccupazione per il futuro del nostro litorale. E abbiamo registrato anche il sostegno di altre forze politiche di opposizione che, dentro e fuori il Consiglio comunale, hanno riconosciuto la fondatezza delle nostre ragioni.
Questo significa che una parte consistente della città ha compreso la reale posta in gioco sottesa alla privatizzazione delle spiagge.
Per il Partito Democratico questo tema sarà dirimente anche in vista delle elezioni amministrative del 2027: il perimetro delle future alleanze si definirà anche sulla base delle posizioni assunte sulla questione spiagge, perché essa è rappresentativa di due idee sostanzialmente diverse di sviluppo, di due visioni di futuro incompatibili l’una con l’altra; o altrimenti, di due sensibilità politiche opposte.
Da una parte c’è una visione fondata sulla turistificazione spinta e sulla progressiva mercificazione degli spazi pubblici, che rischia di trasformare Marina di Ragusa in uno dei tanti “non luoghi” della geografia contemporanea: tutti simili l’uno all’altro, costruiti esclusivamente attorno al consumo e all’intrattenimento stagionale. Un modello che, lentamente ma inesorabilmente, rischia di espellere le famiglie, i giovani, i residenti storici e tutti coloro che non possono sostenere i costi sempre più elevati della nostra frazione balneare.
Dall’altra parte c’è invece la volontà di difendere l’identità di Marina di Ragusa, fino a qualche decennio fa borgo di pescatori e luogo di villeggiatura amato soprattutto per le spiagge libere e il mare pulito, per i ritmi lenti e il suo essere a dimensione umana. Oggi quel mondo rischia di essere sostituito da un modello pensato quasi esclusivamente per i più benestanti e per un turismo sempre più omologato e omologante.
Sarebbe assurdo e miope contrastare una delle principali leve della crescita del territorio: sappiamo bene quanto il turismo sia importante per l’economia locale e quante opportunità possa generare in termini di occupazione, investimenti e sviluppo.
A maggior ragione, quindi, pensiamo che questa leva debba essere orientata e guidata, non subita passivamente, come purtroppo sta avvenendo in questi anni.
Quello che manca è un progetto lungimirante e complessivo – e condiviso con la cittadinanza – sul futuro di Marina nel contesto più ampio dell’offerta turistica e culturale del territorio ragusano. Ci si affida alle iniziative private, senza una strategia capace di contemperare sviluppo economico, sostenibilità, vivibilità e diritti.
Noi crediamo invece che la politica debba indirizzare i processi, non inseguirli. E che sia compito specifico della politica individuare il punto di equilibrio tra interessi contrapposti.
Per noi Marina di Ragusa deve continuare ad avere le sue spiagge libere e gratuite, nel rispetto dell’ambiente, del paesaggio e del diritto di tutti a godere del mare, e al contempo deve offrire servizi pubblici efficienti, a partire dalla pulizia dei lidi e dalla cura degli spazi comuni. Non si può demandare ai privati l’organizzazione dei servizi e poi lasciare le spiagge libere prive di adeguata manutenzione: il pubblico deve tornare a svolgere il proprio ruolo, programmando, investendo e garantendo servizi efficienti.
Come in altri casi, anche in questa vicenda l’amministrazione Cassì ha dimostrato scarsa sensibilità sociale, con un’attenzione sbilanciata verso le ragioni dei privati anziché della comunità nel suo insieme. Una postura politica che non sorprende: è ormai chiaro che questa giunta incarna una visione sempre più spostata a destra dei rapporti economici e sociali.
La questione delle spiagge è importante proprio perché non è isolata, ma si inserisce dentro un quadro più ampio che abbiamo denunciato ripetutamente in questi anni e che riguarda il rapporto tra pubblico e privato, i servizi, il lavoro, la cultura e i diritti.
Lo abbiamo visto nella vicenda del Castello di Donnafugata e nel dibattito sul partenariato speciale pubblico-privato, dove abbiamo posto il problema del ruolo che il pubblico deve avere nella gestione dei beni culturali e identitari della città.
Lo abbiamo visto nella vicenda dei “finti volontari” impiegati nelle strutture culturali e negli impianti sportivi comunali: per risparmiare sui costi di gestione, buona parte dei servizi è stata affidata a un’associazione di volontariato, salvo poi scoprire, grazie all’azione del PD, condizioni incompatibili con lo spirito e con la normativa del Terzo Settore, con persone utilizzate di fatto come lavoratori sottopagati, senza tutele contrattuali e senza prospettive di stabilizzazione.
Lo stiamo vedendo oggi nella vicenda dell’ex fabbrica Ancione – altro luogo di grande valore storico, identitario e culturale, esempio perfetto di archeologia industriale rigenerata grazie al progetto artistico “Bitume” – che il sindaco e il vicesindaco non hanno saputo sottrarre alle dinamiche del mercato e alla demolizione.
Sono episodi diversi, ma che raccontano una stessa impostazione. Noi continueremo a batterci per una Ragusa diversa. Una città che non metta il profitto davanti a tutto, che non svenda i propri luoghi simbolici, che non trasformi i beni comuni in un privilegio per pochi e che non consideri i diritti sociali come un ostacolo allo sviluppo.
Difendere le spiagge libere significa difendere un’idea di convivenza più equilibrata e inclusiva. E significa soprattutto affermare che il futuro del nostro territorio non può essere deciso soltanto dal mercato, ma deve restare una scelta della comunità ragusana.
Comunità Progressista n. 6 – Maggio 2026

