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Un’altra idea di mondo. La nuova sfida del progressismo globale

di Riccardo Schininà
Segretario Circolo PD Ragusa

Ci sono momenti storici nei quali la politica sembra smarrire il proprio compito fondamentale. Momenti nei quali l’uso sistematico della forza sostituisce il diritto, il ricorso alle armi subentra al ruolo della diplomazia, e il disorientamento generale prevale sulla speranza.
È difficile non avere questa sensazione osservando il tempo che stiamo vivendo: guerre che si moltiplicano, organismi internazionali e sovranazionali delegittimati, leader nazionalisti che riscrivono di fatto le regole dei rapporti multilaterali, democrazie indebolite al proprio interno dalla restrizione delle libertà e dalle disuguaglianze. La violenza ha preso il sopravvento a tutti i livelli, e il sentimento diffuso è di impotenza di fronte al declino della civiltà che abbiamo costruito dal secondo dopoguerra in poi.
Per questo i summit progressisti che si sono tenuti tra aprile e maggio a Barcellona e Toronto rappresentano qualcosa di più di semplici appuntamenti politici internazionali. Sono il tentativo, ancora iniziale ma necessario, di ricostruire un pensiero democratico globale capace di opporsi all’idea che il mondo debba essere governato dalla legge del più forte.
Il discorso pronunciato da Elly Schlein a Barcellona coglie perfettamente il cuore della sfida: “Non possiamo lasciare l’internazionalismo ai nazionalisti”. È una dichiarazione potente perché descrive una contraddizione evidente del nostro tempo. Le destre sovraniste, pur proclamando il primato degli interessi nazionali, da anni costruiscono alleanze politiche, strategie condivise e interventi coordinati. Hanno capito prima di altri che nessuna battaglia si combatte più soltanto dentro i confini di uno Stato.
Per troppo tempo, invece, il campo progressista è apparso frammentato, chiuso dentro dinamiche nazionali e talvolta ombelicali, incapace di riscrivere una visione comune di mondo e di contrapporla efficacemente all’immaginario dominante proposto dalle destre. Eppure oggi proprio quella visione diventa indispensabile, poiché nessun Paese può affrontare da solo le grandi questioni del nostro tempo. Ecco perché il tentativo di costruire un nuovo fronte progressista mondiale rappresenta forse una delle poche speranze dentro una fase storica che troppo spesso appare dominata dalla rassegnazione e dal cinismo.
In questo quadro assume un significato importante anche la presenza della segretaria del Partito Democratico ai summit della primavera 2026. Si tratta del riconoscimento di una leadership che viene ormai considerata parte di una nuova generazione di figure progressiste impegnate a ricostruire un’alternativa alle destre nazionaliste.
Da Barcellona a Toronto, accanto ai maggiori rappresentanti della sinistra mondiale, Schlein sta provando a collocare il Partito Democratico dentro una rete politica transnazionale che rimetta al centro i temi della pace, della giustizia sociale e climatica, della cooperazione tra i popoli. Ed è un elemento tutt’altro che secondario. La credibilità di un partito passa anche dalla sua capacità di stare dentro i grandi processi globali e di contribuire a orientarli.
In un tempo nel quale molti alimentano paure, costruiscono nemici pubblici e indicano muri come soluzione, il messaggio che arriva da quei summit dice invece che un’altra strada è ancora possibile. Una strada sicuramente non priva di ostacoli, ma che prova a restituire alla politica il compito che le appartiene.
Ed è forse proprio questa la sfida più grande per il progressismo di oggi: dimostrare che la speranza non è un l’ingenuo vezzo degli ultimi sognatori, ma il più concreto, attuale e necessario degli impegni politici.

Comunità Progressista n. 6 – Maggio 2026

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